mercoledì 9 dicembre 2009

Il Fascio Littorio emblema dello Stato





«Il Fascio Littorio è stato adottato come emblema statale», annunzia il 9 dicembre 1926 - ottant'anni fa, esatti - Il Popolo d'Italia, quotidiano di proprietà di Benito Mussolini e diretto da suo fratello Arnaldo. La decisione, promulgata il giorno prima dal governo, mostra «un nuovo segno dello spirito di Roma che torna». Essa sancisce, inoltre, «due perfette identificazioni realizzate» dal regime: «il Partito si identifica con la Nazione, il Partito vive nello Stato».
La solennità dello stile non lascia dubbi sul carattere coercitivo del provvedimento. «Da oggi», precisa il giornale, «il Fascio Littorio, oltre a costituire l'orgoglioso distintivo di ogni camicia nera, ha diritto al rispetto di tutti gli Italiani. Non solo, ma ogni offesa, ogni sfregio al Littorio è un reato che cade sotto la rigorosa sanzione del Codice Penale». Così, «chi distrugge o sfregia» il nuovo simbolo della Nazione «viene punito con la detenzione da tre a venti mesi. Ciò servirà anche di avvertimento perché non si rinnovino certi stupidi tentativi di sfregio al simbolo di Roma e della nostra rivoluzione vittoriosa».

martedì 8 dicembre 2009

Primo discorso radiofonico del Duce




L’8 dicembre 1925 è inaugurata Radio Milano che si distingue per la varietà dei programmi. Nasce il Cantuccio dei bambini che trasmette giochi e fiabe. L’emittente milanese ha il privilegio di trasmettere la prima volta un discorso di Mussolini, che vince la sua avversione per la radio. Non era stato felice l’approccio del fascismo alla radio dopo la brutta figura fatta nel ’24 quando difficoltà tecniche avevano reso incomprensibile un discorso di Mussolini. Si rifarà abbondantemente in futuro e la radio diventerà la cassa di risonanza del regime.

lunedì 7 dicembre 2009

Gli Italiani di Mussolini



Fascisti. Gli italiani di Mussolini. Il regime degli italiani
tratto da: Giordano Bruno GUERRI, Fascisti. Gli italiani di Mussolini. Il regime degli italiani, Mondadori, Milano 1995.


"La rivoluzione francese aveva creato negli intellettuali una concezione etica dello Stato, visto come l'educatore primo cui occorreva tributare una dedizione di tipo religioso. Il romanticismo ottocentesco rafforzò questa idea: la patria -Stato e nazione- si sacralizzò come entità superiore, il popolo doveva amarla e adorarla nella vita quotidiana e nei momenti eccezionali essere pronto a ogni sacrificio che potesse glorificarla. [...] Mazzini [...] era stato il primo teorico moderno di un misticismo politico che innalzava la patria sopra gli individui e creava una religione civile centrata sulla nazione. Anche Benito Mussolini scrisse, il 7 dicembre 1920 sul «Popolo d'Italia»: «Noi lavoriamo per tradurre nei fatti quella che fu l'aspirazione di Giuseppe Mazzini: dare agli italiani il "concetto religioso della propria nazione"»" (p. 4).

"La libertà del fascismo [come quella del socialismo, ndr] si creava nello Stato perchè lo Stato era la Nazione, il Popolo. Intellettuali come Bottai potevano scrivere che la rivoluzione fascista era la «conclusione e la soluzione esauriente dei principi dell'89» perchè portava tutti gli individui a «identificarsi con lo Stato, esistere nello Stato, con lo Stato, per lo Stato»" (p. 119-120).

"Più che il rimpianto per il fascismo pesa ormai l'enfatizzazione dell'antifascismo, la nuova religione civile che fu imposta nel dopoguerra. [...] a una religione -quella della patria e del fascismo- se ne è sostituita un'altra più consona alla sensibilità contemporanea e alla nostra vita ma non per questo meno dogmatica: quella della democrazia, di cui la Resistenza e l'antifascismo sono, in Italia, fondamenti teorici, più astratti che reali" (p. 302-303).

domenica 6 dicembre 2009

Il Popolo d'Italia


NOI E LA CLASSE OPERAIA
(Il Popolo d'Italia, N. 335, 6 dicembre 1919)


Dire, come si dice da taluni in malafede, che noi siamo nemici della classe operaia, che vogliamo ostacolare il cammino della classe operaia, che vogliamo lo sterminio della classe operaia, semplicemente perché siamo avversari dichiarati e aperti del Partito pseudo-Socialista Ufficiale, o perché, in buona compagnia del grande Cipriani e con cento altri non dei minori socialisti, abbiamo sostenuto la necessità per l'Italia dell'intervento in guerra, dire tutto ciò, significa varare la più banale delle menzogne, significa mettere in circolazione la più grossa delle stupidità. Centinaia e forse migliaia di operai di Milano e di altri siti, potrebbero recarci la loro personale testimonianza circa i fatti e le prove dei nostri rapporti coi singoli operai o colle loro masse, ma lasciamo questo che è affare privato fuori di discussione.
Coloro che ci ritengono “nemici” della classe operaia italiana, ci offendono nel peggiore dei modi: ci offendono nella nostra intelligenza.
Ora, in dieci anni di feroci polemiche con ogni sorta di avversari, nessuno ci ha negato il dono dell'intelligenza. Solo un criminale o un inintelligente può odiare la classe operaia, cioè la classe di coloro che guadagnano la vita lavorando onestamente colle braccia nei campi e nelle officine.
La classe operaia italiana, industriale, commerciale, agricola, dei trasporti abbraccia fra uomini, donne, vecchi e bambini dai venti ai venticinque milioni di creature.
Non solo queste hanno in comune con noi e con tutti gli altri italiani i dati fondamentali della natura umana, ma hanno con noi, in comune, i dati peculiari della nostra stirpe.

Come si può fare oggetto di odio o anche di semplice avversione una massa così imponente di individui? Dal punto di vista umano è più che assurdo: inconcepibile. Dal punto di vista sociale, dell'utilità sociale ai fini dell'economia nazionale, non si comprende l'avversione alla massa operaia.
La massa operaia, il cosiddetto proletariato, non è già, come appare nella vieta e vecchia nomenclatura del socialismo rivoluzionario, qualche cosa di omogeno, di compatto, di nettamente differenziato da tutte le altre classi. Anche nel proletariato ci sono delle differenziazioni, delle scale, delle gerarchie di funzioni che determinano delle gerarchie di valori non soltanto tecnici ma morali. Ci sono degli operai che stanno al margine della scienza. Ci sono degli operai che toccano le soglie dell'arte. Ci sono accanto agli operai del libro, quelli che amano il libro.
Anche fra gli operai ci sono i raffinati, quelli che hanno abitudini e temperamenti diversi dai loro compagni. I motoristi, gli elettricisti, i modellisti sono ad esempio l'aristocrazia dell'officina. Un motorista rappresenta, oggi, nell'età magnifica della trazione meccanica per terra, per mare, per cielo, un valore sociale superiore a quello di mille altri personaggi più o meno decorativi della società. Ci sono degli operai davanti ai quali io non so nascondere un senso di ammirazione : e sono quelli che non lavorano soltanto di braccia, ma anche e soprattutto di cervello.
Dal bracciante allo scalpellino; dal facchino al macchinista; dal carrettiere all'orefice, c'è tutta una gamma infinita di attività, di possibilità e di valori individuali e collettivi, che spezzano e frastagliano l'unità, puramente formale, della massa operaia. È stolto parlare, nei nostri riguardi, di avversione alla classe dei lavoratori. La verità è che noi combattiamo le cattive tendenze spirituali di una parte della massa operaia: non già, si noti bene, l'anelito verso un regime migliore, anelito che crediamo utile, ai fini del progresso generale, pungolare, invece che sopprimere; combattiamo la megalomania socialista, l'iperbolizzazione e la cortigiana adulazione socialista della massa operaia, per cui si dà a credere che soltanto i lavoratori del braccio hanno diritto di vita e di governo, anche se non li assiste la virtù e la capacità.
Combattiamo la speculazione che i socialisti ufficiali - Partito politico composto in minimissima parte di operai - compiono sul cosiddetto proletariato. Combattiamo l'assurda aspirazione che tenterebbe ridurre al solo “dato” del lavoro manuale la vita enormemente complessa delle società occidentali.
Combattiamo tutto ciò che può abbrutire ed imbestialire i lavoratori dalla dottrinetta clericale al catechismo rosso. Osteggiamo la tutela e la rappresentanza che i socialisti abusivamente si arrogano in nome e per conto del proletariato. Non combattiamo l'organizzazione di classe quando ci è possibile l'aiutiamo. Le nostre idee in materia sono note noi vagheggiamo una organizzazione sindacale che sia completamente autonoma da partiti e da sette; che elabori in sé, secondo le circostanze, i luoghi e le esperienze, le proprie tattiche e i propri ideali; che sia elastica e snodata, senza vincoli di pregiudiziali; che passi dalla lotta di classe alla collaborazione attiva e passiva e da questa ancora alla lotta di classe o all'espropriazione di classe, tutte le volte che l'obbiettivo sindacale coincida col più grande interesse della collettività. Non siamo nemici né servi della classe operaia. Quando occorre andiamo contro corrente e non ci importa di spezzare i misoneismi e di affrontare le lapidazioni morali e materiali degli ignavi, degli incoscienti e della teppaglia.
Conserviamo, di fronte a chiunque, in alto e in basso, il nostro più prezioso tesoro : l'indipendenza. Questa è che ci distingue dal tesserato gregge pecorile, e ci inimica i cattivi pastori che la sfruttano con gli inganni e i trucchi della “demagogia”. –MUSSOLINI
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sabato 5 dicembre 2009

Rivolta a Zagabria


Il 5 dicembre 1918 ha luogo a Zagabria un tentativo di rivolta di ex soldati austroungarici che, dotati delle armi di ordinanza, inscenano manifestazioni di protesta contro la monarchia serba inneggiando alla repubblica; il bilancio degli scontri è di quindici morti.

venerdì 4 dicembre 2009

Il becco giallo



Mussolini in una vignetta del 4 dicembre 1924 tratta dal giornale satirico "Il becco giallo".

giovedì 3 dicembre 2009

Onori del nemico ad El Alamein


"gli italiani si sono battuti molto bene. la divisione paracadutisti folgore ha resistito al di la' di ogni possibile speranza". 
"gli ultimi superstiti sono stati raccolti esanimi nel deserto. la folgore e' caduta con le armi in pugno". (B.B.C. Londra, 3 Dicembre 1942)
"dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della folgore". (B.B.C. Londra, Discorso del 1° Ministro Churchill, alla camera dei comuni)

mercoledì 2 dicembre 2009

Nascita dell'"OVRA"




Fu Mussolini a legittimarne l'uso e lo fece con un documento del 2 dicembre 1930 che informando del buon risultato ottenuto dalla polizia iniziava così: "La sezione speciale dell'Ovra della Direzione generale di Pubblica Sicurezza…". Il duce non ha mai spiegato cosa volesse dire quella sigla misteriosa, ma sembra che parlando con Bocchini abbia detto che era sicuro che quel nome "avrebbe fatto colpo ed avrebbe acceso le fantasie". Non c'è studioso del fascismo che non si sia chiesto quale sia stato il vero significato che si nascondeva dietro ad un nome circondato di mistero almeno quanto lo fu in quegli anni la polizia politica per ragioni di sicurezza e per la segretezza che richiedeva il lavoro che svolgeva. Alla fine, dopo la realizzazione di varie opzioni interpretative, la più accreditata è stata quella che vedeva in Ovra l'acronimo di Organizzazione Vigilanza Repressione Antifascismo.

martedì 1 dicembre 2009

Discorso del Re per Trento e Bolzano


L'1 dicembre 1919 il re d'Italia Vittorio Emanuele III pronuncia un discorso in cui garantisce alle nuove province di Trento e Bolzano, acquisite in seguito alla I Guerra Mondiale, una scrupolosa salvaguardia delle istituzioni locali e dell'autonomia amministrativa. Nonostante queste promesse, l'Italia, nel periodo antecedente all'avvento del fascismo, non concederà nulla in tal senso.

lunedì 30 novembre 2009

L'enciclica "maximum illud"


Con L'enciclica "Maximum illud" del 30 novembre 1919, Papa Benedetto XV tracciò le linee per una nuova pastorale missionaria, capovolgendo concezioni fino ad allora consolidate: i missionari non dovevano più considerarsi portatori della vera civiltà e giudicare a priori negativamente le culture locali.

domenica 29 novembre 2009

Mussolini riceve l'ambasciatore francese



Il 29 novembre 1938 l'ambasciatore francese François-Poncet è ricevuto da Mussolini. Il Duce afferma che spera nel ristabilimento di rapporti normali tra i due paesi e attribuisce le difficoltà degli ultimi tempi alla guerra spagnola, che aveva visto i due Stati fronteggiarsi su opposte barricate; il Duce assicura che sta facendo una politica di pace e di accordo diretto tra le quattro grandi potenze: se tra esse ci fosse una intesa, la guerra sarebbe impossibile in Europa.
François-Poncet, in un rapporto al Ministro degli Esteri Bonnet, osserva: «Non ho constatato, nel Signor Mussolini, indici di malevolenza o di disposizioni ostili. Il suo linguaggio non è stato improntato né [...] a diffidenza, né ad amarezza, né a minaccia [...] Mi è sembrato che il Duce sia attaccato all'idea dell'intesa tra le potenze occidentali di cui ha, d'altronde, rivendicato la paternità e che non consideri affatto che gli accordi di Monaco debbano restare senza un domani».

sabato 28 novembre 2009

Accordi segreti Jugoslavia Germania



 Il 28  novembre 1940 si svolgono colloqui segreti tra iugoslavi e i tedeschi nel corso dei quali questi ultimi propongono la firma di un patto di non aggressione, offrendo in cambio alla Iugoslavia l'annessione della Macedonia greca (compresa Salonicco).

venerdì 27 novembre 2009

La caduta di Gondar





1941, 27 novembre:Dopo la resa del duca Amedeo d'Aosta sull'Amba Alagi cadono le ultime forze italiane a Gondar, nell'Africa Orientale, segnando la fine dell'Impero.

giovedì 26 novembre 2009

L'eccidio di Strassera



“Emanuele Strassera” era un agente del governo italiano (e contemporaneamente agente dell’OSS) risiedente allora nel Sud liberato, sbarcato sulla costa ligure da un sommergibile USA all’inizio dell’estate 1944 ed inviato nel Nord Italia dagli angloamericani, con il compito di coordinare la lotta partigiana e riferire della situazione presente.
Strassera arruolò a questo scopo quattro partigiani.
Strassera aveva il compito di consegnare un rapporto agli agenti alleati operanti in Svizzera. Al momento di portare  le informazioni chiese aiuto alle formazioni partigiane vicine per essere scortato.
Nel Biellese era forte la Brigata comunista Garibaldi-Biella che comprendeva il 6° distaccamento “Pisacane” comandato da Francesco Moranino, detto “Gemisto” nato a Tollegno nel 1920.
Strassera contattò Moranino per l’aiuto occorrente per arrivare in Svizzera.
L’aiuto tuttavia non arrivò mai (nonostante ci fu un messaggio radio di missione compiuta). I 5 partigiani vennero uccisi il 26 novembre 1944 in località Portula. Le vittime furono: Emanuele Strassera, capo missione; Gennaro Santucci, partigiano; Ezio Campasso, partigiano; Mario Francesconi, partigiano; Giovanni Scimone: partigiano.
Successivamente, il 9 gennaio 1945 vennero uccise le spose di due dei partigiani, Maria Santucci e Maria Francesconi, uccise con un colpo alla testa perché cercavano di scoprire la verità sulla sorte dei loro mariti. Gli assassini cercarono di far ricadere la responsabilità della morte delle due donne sui fascisti ed i loro rastrellamenti.
Il fatto rimase per anni avvolto nel mistero.
Nel dopoguerra i familiari dei 5 partigiani fucilati e delle 2 donne uccise presentarono alle autorità delle prove frutto di loro indagini. A seguito di queste prove furono fatte delle indagini ufficiali che orientarono le responsabilità sul partigiano Moranino, nel frattempo diventato deputato comunista.
Il Moranino fu accusato dell’eccidio dei 5 menbri della “Missione Strassera“, il 26 novembre 1944 in località Portula, attirandoli in un’imboscata e della sorte che il 9 gennaio 1945 toccò a due spose degli uccisi.
Il 27 gennaio 1955 la Camera dei Deputati, con maggioranza di centrodestra, votò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Moranino (allora deputato del Pci) su richiesta della Procura di Torino; l’accusa era di omicidio plurimo aggravato e continuato ed occultamento di cadavere, ma Moranino nel frattempo si era rifugiato in Cecoslovacchia.
Il 22 aprile 1956, il processo svoltosi a Firenze si concluse con la condanna da parte della Corte d’Assise all’ergastolo di Moranino per sette omicidi. Si legge nella sentenza:
«Perfino la scelta degli esecutori dell’eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un’osteria e per l’impresa compiuta ricevettero in premio del denaro.»
La sentenza di condanna all’ergastolo fu confermata dalla Corte d’Assiste d’Appello nel 1957.
Nel 1958 alcuni sospetti sullo svolgimento del processo e delle indagini, che per molti avevano come solo scopo un intento persecutorio contro il comandante partigiano, portarono il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi a commutare la pena in dieci anni di reclusione (cosa che avrebbe permesso al Moranino di rientrare in Italia).
Il 27 aprile 1965 Francesco Moranino, sempre esule a Praga, venne poi graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat ma rimpatriò solo quando fu ufficialmente riconosciuto che i fatti di cui era accusato erano “atti di guerra” (tra l’altro non da lui ordinati), connessi con la Guerra di Liberazione e quindi giuridicamente legittimi.
Il 19 maggio 1968, Pci e Psiup annunciarono la candidatura nel collegio senatoriale di Vercelli dell’ex deputato condannato all’ergastolo, tuttavia graziato. Il Moranino sarà rieletto con 38.446 voti ed entrerà nella Commissione industria e commercio del Senato. Morirà tre anni dopo, stroncato da un infarto.
Il ‘caso’ Moranino rappresenta un caso tipico.
Il delinquente è dapprima aiutato dal PCI e dai suoi fiancheggiatori, che cercano di avvalorare prima la tesi del complotto contro la Resistenza, poi quella che i fatti debbano inquadrarsi nella ‘Lotta di Liberazione. Lo aiutano quindi ad espatriare.
Con l’aiuto della stampa compiacente di norma raggiungono lo scopo minimo: far applicare l’amnistia emanata da Togliatti e quindi ridurre la pena a pochissimi anni o annullarla del tutto.

mercoledì 25 novembre 2009

I distaccamenti d'assalto Garibaldi



Il 25 novembre 1943 nascono i "Distaccamenti d'assalto Garibaldi"

Ecco il testo dell'"ordine del giorno".


"In conseguenza dell'avvenuta dichiarazione di guerra dell'Italia alla Germania Hitleriana e conformemente alle direttive politiche di azione del Comitato di liberazione nazionale, a cui aderiscono i distaccamenti e le brigate d'assalto Garibaldi, il comando di queste formazioni ordina a tutti i distaccamenti e a tutte le brigate d'assalto Garibaldi

1. di orientare la loro attività partigiana al conseguimento dei seguenti obiettivi:
a) attaccare in tutti i modi e annientare ufficiali, soldati, materiale, depositi delle forze armate hitleriane;
b) attaccare in tutti i modi e annientare le persone, le sedi, le proprietà dei traditori fascisti e di quanti collaborano con l'occupante tedesco;
c) attaccare in tutti i modi e distruggere la produzione di guerra destinata ai tedeschi, le vie e i mezzi di comunicazione e tutto quanto può servire ai piani di guerra e di rapina dell'occupante nazista;

2. di procedere alla propria riorganizzazione, trasformandosi effettivamente, secondo le direttive già date, in distaccamenti d'assalto, per essere in grado di realizzare gli obiettivi sopraindicati e per essere degni delle gloriose tradizioni garibaldine d'Italia e di Spagna
invita
a) tutte le formazioni militari di patrioti a seguire l'esempio dei distaccamenti e delle brigate d'assalto Garibaldi, sia per quanto riguarda gli obiettivi da raggiungere, che le forme di organizzazione da darsi, condizioni indispensabili per portare veramente un contributo concreto alla lotta di liberazione nazionale;
b) tutti i patrioti a collaborare, in tutti i modi, con i distaccamenti e le brigate d'assalto Garibaldi, fornendo loro armi e sempre nuovi combattenti.

avverte

che chiunque si opporrà all'azione patriottica dei partigiani e dei distaccamenti e delle brigate d'assalto Garibaldi, o ostacolerà la lotta di liberazione nazionale, sarà considerato come un traditore della patria e un amico dei nazisti e dei fascisti e trattato come tale.

martedì 24 novembre 2009

L'ultima lettera del partigiano Manfredo Bertini

Date le mie condizioni di salute, veramente pessime, a seguito della ferita ricevuta tre mesi or sono, sentendomi incapace a proseguire con mezzi propri, anche per la fatica sostenuta durante la giornata di oggi e d’ieri, sono costretto a fare quello che sono in procinto di compiere, per consentire agli altri componenti la missione di mettersi in salvo e continuare il lavoro. Sono certo infatti che la fatica che li attende i prossimi giorni nel tentativo di mettere in salvo sé e gli apparati sarà tale da non consentire la cura del sottoscritto; e sono certo d’altra parte, dati anche i rapporti di parentela e di stretta amicizia che mi legano con i componenti le missioni Balilla I - Balilla II, che per nessuna ragione al mondo, diversa da quella che io stesso sto per procurare, i detti componenti abbandonerebbero il sottoscritto. Giuro di fronte a Dio che la mia di stanotte non è fuga e questo desidero sappia mio figlio.
Groppo, 24 novembre 1944
Manfredo Bertini


Immagine dell’ultima lettera scritta da Manfredo Bertini ai famigliari prima di morire.

Immagine dell’ultima lettera scritta da Manfredo Bertini ai famigliari prima di morire.

lunedì 23 novembre 2009

Scioglimento della "FOLGORE"




La "Folgore", quasi completamente distrutta nel corso di aspri combattimenti in Africa Settentrionale, viene sciolta il 23 novembre 1942.

domenica 22 novembre 2009

L'aeropranzo futurista di Marinetti




"Il Comm. Tapparelli organizzò mirabilmente a Chiavari, il 22 novembre 1931, una giornata futurista, in cui s'inaugurò una Mostra d'Arte Futurista, si tenne il Circuito di Poesia (vinto dal poeta triestino Sanzin) ed una conferenza di F. T. Marinetti sul "Futurismo Mondiale". Inoltre, più di 300 persone parteciparono al grande aeropranzo tenuto nell'Hotel Negrino: vi erano le maggiori autorità della Città e della Provincia". (F.T. Marinetti)

Ecco come andò quella giornata.
L'AEROPRANZO FUTURISTA DEL 22 NOVEMBRE 1931
Il 22 novembre 1931 fu organizzata a Chiavari una solenne giornata di festeggiamenti: Filippo Tommaso Marinetti - per incarico del Governo fascista e della Reale Accademia d'Italia - inaugurò il Palazzo delle Esposizioni del Litorale Tirreno di Levante e la grande "Mostra d'arte futurista". Il Podestà della città, Salvatore Brignardello chiamò da Milano il cavalier Bulgheroni, cuoco noto e apprezzato, per allestire un grande banchetto - per oltre 300 invitati. Vennero servite pietanze dai nomi bizzarri, "progettate" dagli artisti futuristi ed ispirate ai principi enunciati nel "Manifesto della cucina futurista" di Marinetti, (del 28 dicembre 1930).
"Consultiamo in proposito le nostre labbra, il nostro palato, le nostre papille gustative, le nostre secrezioni ghiandolari ed entriamo genialmente nella chimica gastrica".
Si proclamava l'abolizione della pastasciutta - "alimento che s'ingozza, non si mastica", "assurda religione" che "agli italiani non giova" - e di ogni esterofilia gastronomica, e s'invocava un'armonia dei cibi, della loro preparazione e presentazione.
Diamo un'occhiata al curioso quanto eccentrico menù di quella giornata:
TIMBALLO D'AVVIAMENTO, testina di vitello con ananas, noci e datteri imbevuti di cognac e ripieni di acciughe.
BRODO PENSILE o DECOLLAPALATO, miscuglio di brodo, champagne, maraschino e petali di rosa.
BUE IN CARLINGA, polpette adagiate su aereoplani di mollica di pane.
SORVOLATINE DI PRATERIA, un'insalata di arance e mele spruzzate di liquori e un'insalata di petti di pollo, barbabietola e arance all'olio e aceto.
ELETTRICITA' ATMOSFERICHE CANDITE, sorta di "saponette" candite di colore verde.

sabato 21 novembre 2009

L'eccidio di Palazzo D'Accursio

 



Il 21 novembre 1920, in Piazza Maggiore, i socialisti festeggiano la vittoria elettorale e l'elezione a Sindaco del massimalista Enio Gnudi. Nei giorni precedenti i fascisti guidati da Arpinati hanno promesso lo scontro con manifesti provocatori: vogliono impedire ai socialisti di "issare il loro cencio rosso sul palazzo comunale". Provenienti da via Rizzoli e dall'Archiginnasio e forti di alcuni rinforzi da Ferrara guidati dallo squadrista Olao Gaggioli, 300 fascisti armati sono bloccati dalla Guardia Regia in Piazza Nettuno. Vengono sparati colpi d'arma da fuoco. La folla cerca di fuggire nel cortile di Palazzo d'Accursio, ma le Guardie rosse, un gruppo di armati comunisti e massimalisti che presidiano il palazzo, ritenendo in corso un assalto fascista, chiudono il portone e gettano bombe a mano sulla folla tumultuosa. E' una strage: si contano 10 morti e 58 feriti, tutti socialisti, in maggioranza per colpi d'arma da fuoco. Nello stesso tempo si comincia a sparare anche nell'aula consiliare contro i consiglieri di minoranza (tra cui non figura alcun rappresentante del Fascio): l'avvocato Giulio Giordani, mutilato di guerra, è ferito a morte e l'avvocato Cesare Colliva riceve due proiettili in faccia. Il tragico avvenimento ha risonanza nazionale e segna l'inizio dell'ascesa fascista. Giordani sarà considerato il primo grande martire fascista. La giunta neoeletta di Elio Gnudi sarà costretta a ritirarsi senza essersi insediata, sostituita da un commissario prefettizio. Per la strage di Palazzo d'Accursio saranno condannati, il 3 aprile 1923, alcuni militanti comunisti, che però riusciranno a fuggire in Russia.

venerdì 20 novembre 2009

La Federazione Italiana Garibaldini



Testo della fondazione


La Federazione Italiana Garibaldini viene fondata in Roma il 20 novembre 1924, per iniziativa del Generale Ezio Garibaldi. Essa svolge una costante opera italiana, garibaldina e fascista che la rende veramente benemerita della Nazione. Ha per scopo l'assistenza morale e materiale di tutti i reduci della Camicia Rossa
e vi aderisce la quasi totalità dei garibaldini italiani. Il numero attuale dei suoi soci é di circa undicimila, raggruppati in trenta sezioni nelle principali Città d' Italia. Sezioni della Federazione esistono anche ad Atene, Parigi, Marsiglia e Montevideo.
Fra i soci della Federazione sono i pochi superstiti delle Campagne garibaldine del 1848, 1849 (difesa di Roma); 1859-60, dei Mille di Marsala; e quelli, assai più numerosi, di Aspromonte, 1862; Bezzecca, 1866 e Mentana, 1867. La Federazione ha pure fra i suoi soci diversi superstiti della Campagna di Francia del 1870-71.
Fanno anche parte della Federazione Italiana Garibaldini i reduci delle Campagne di Grecia del 1897 del 1912, e quelli della Campagna delle Argonne.
Inoltre, alla Federazione fanno capo per il disbrigo delle pratiche inerenti a pensioni, sussidi, assistenza ecc., circa un centinaio di associazioni di reduci delle Patrie Battaglie.
Il settimanale Camicia Rossa, diretto dal Generale Ezio Garibaldi, porta un notevole contributo spirituale all'azione della Federazione con scritti di grande interesse sui garibaldini e il garibaldinismo.
Mercé gli aiuti ottenuti dal Governo fascista, la Federazione Italiana Garibaldini é oggi in grado di svolgere una vasta e proficua opera assistenziale in favore delle più vecchie camicie rosse, fino a qualche anno fa completamente abbandonate. Essa provvede al completo mantenimento del Pensionato Garibaldino di Gaeta; concorre alle spese di quello di Arezzo, sorto per iniziativa del Municipio di quella Città, provvede al pagamento delle quote per quei garibaldini che sono ricoverati presso i Pensionati gestiti dalI' Istituto Pro Mutilati di Torino o altrove. Ai veterani direttamente, o alle loro vedove, distribuisce sussidi vari e provvede ad integrare, con un assegno fisso mensile, quello di « riconoscenza nazionale n stabilito dal Governo per tutti i superstiti delle campagne dell' Indipendenza. Questo assegno mensile è stato fino ad oggi concesso a circa 800 soci. Altre attività assistenziali della Federazione sono quelle di procurare ai soci bisognosi aiuti da parte dei comuni; di provvedere decorosi funerali agli estinti; loculi nei cimiteri, ecc.
A cura della Federazione Italiana Garibaldini il 2 giugno di ogni anno viene effettuato un Pellegrinaggio Nazionale alla Tomba di Giuseppe Garibaldi in Caprera.
Così la Federazione Italiana Garibaldini - che ha l'alto onore di avere per Presidente Onorario S. E. Mussolini - mantiene alta la tradizione del garibaldinismo e si prepara, nel nome dell' Italia, del Fascismo e dell'Eroe, alle battaglie e alle conquiste dell'avvenire.